L’artista
Senza dubbio il suo lavoro ci parla di una visione moderna in antitesi, con la descrizione facente parte della scultura, il cinismo dei racconti e le fonti storiche fortemente in contrasto con le immagini, che sono imperfette esperienze estetiche di un’epoca d’oro che va oltre la convenzionale rappresentazione scultorea.
Anche come designer, Tintin è un’autorità padrona del suo proprio lavoro. L’indole della sua immagine come donna moderna si articola nel suo lavoro con una miscela di influenze autobiografiche che confermano il suo aplomb nelle iconiche interpretazioni.
L’opera di Tintin Biral ci permette di osservare il potere dell’unione di linguaggio e immagine. La sua tranquilla ma sempre attenta rappresentazione, suggerisce una romantica e idealistica visione in costante movimento fermo, sempre alla ricerca di riferimenti culturali nelle favole, di perfetti e compiacenti oggetti decorativi o ancora nella sequenza descrittiva del passato. Lei pone tutto ciò sotto la luce di un dogma sublime con la simulazione di immaginate complesse bibliche composizioni.
(Victor De Circasia – critico d’arte internazionale, 2005)
“Les mains sales”
“Non sperare di trovare né un principe né un re, troverai solo te stesso con un drago”
Questa frase credo di averla trovata nei cioccolatini e forse l’ho inventata io tanto tempo fa; mi calza a… pennello!
Adesso il mio drago non fa più paura, si è attorcigliato a me e mi scalda pericolosamente e allegramente l’anima. Siamo amici per “sempre”.
E’ come avere un tesoro e spesso senza sapere quanto vale. Ballavo il rock and roll allo specchio, sola, grassa e sognante sentendomi bella come i ballerini che disegnavo in continuazione invece di studiare. Chiusa in camera mia con la musica di Elvis Presley e Johnny Ray. Innamorata di Rock Hudson.
Dopo i ballerini sono arrivati gli angeli che avevo scoperto divisi in ordine e gerarchie cherubini, serafini, troni, dominazioni, virtù, potenze, principati, arcangeli e angeli.
Orsi polari pieni di freddo che cercano nella nebbia e nella neve. Tutto è stato buttato via; e il mio drago è sparito.
Oggi penso che l’ho difeso lasciandolo lontano. Ho desiderato soprattutto diventare madre e faticosamente ci sono riuscita, non potevo disegnare altri desideri. Il drago mi ha lasciato godere da sola questo regalo.
“Il tempo delle ciliegie” è arrivato sul finir degli anni ’70 e ho ricominciato a ricordarmi le promesse della mia camera dei miei quattordici anni! E ho deciso di mettermi in cammino in qualche modo…
In un bel mattino di primavera, buia e tempestosa, il drago ha capito che da sola non ce l’avrei fatta; ed è tornato. Nella natura c’era il verde abbacinante della primavera bagnata di pioggia. Ho trovato proprio quel verde (fluorescente) e ho comprato pennelli e tele nel colorificio per casalinghi della Crocetta (non osavo andare in un vero colorificio).
Ho usato forme (topiarie) di verde, muretti, siepi ordinate, canali, che vedevo giocando a golf. Almeno tutto quel tempo non è stato inutile!
Il mio primo quadro è stato una stella verde che circondava due ballerini, non più di rock and roll, stretti per sempre: un tributo pieno di pianto ad un dolore che nessuno ha consolato, segreto.
Ho comprato tanti libri di giardini e il labirinto ha trovato me. Pensavo alla land-art e all’aereopittura (Crali) e Lèger. I miei labirinti sono spesso visti dall’alto, come se ci planassi sopra con un aereo silenzioso. Mi rendo conto come sono stata incosciente, coraggiosa e presuntuosa a fare quegli enormi quadri che mi trascinavo su per le scale (un po’ come una croce). Certe volte penso di aver cominciato dalla fine. Ma io sentivo di bluffare.
Il verde ed il nero erano i soli colori che osavo, anche se ormai li comprovo nei veri colorifici. Le quinte del labirinto era come fare le aste i primi giorni di scuola.
Volevo avere una scenografia sublime, unica, teatrale e trionfale, silenzio, attesa, stupore, stupire, ordine e cura. Non sapevo di sapere tecniche mai provate, però sempre con la paura di essere scoperta nella mia avventatezza!
Le prospettive inusuali e la costruzione inventata del labirinto è sempre stata per me più importante e intrigante dei veri significati allegorici e filosofici.
I muri del labirinto sono diventati lunghe muraglie smerlate, un po’ medievali: “Il regno di Oz”.
Poi strutture di capannoni, allestimenti, discoteche dimenticate ma comunque glorificate ed ingentilite dal verde ricoprente dei sempreverdi o parassiti. Cuori trafitti e code di sirene aggrovigliate che schivano lance minacciose. Ho comprato il rosso e l’arancione e ho fatto cieli terrifici, albe di vento, tramonti di fuoco e poi altri colori, nevi gelate, brume cascate: “Il tempo di Fabre D’Eglantine” i nomi affascinanti dei mesi nuovi il tempo solo per me: Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Germinale, Fiorile, Pratile, Messidoro, Termidoro, Fruttidoro.
Andando in vacanza a Filicudi ho visto una donna, così dolce e composta, non abbronzata, era così dignitosa ed elegante, piena di pesi, in attesa anche, con valigie, radiolina,i piedi un po’ gonfi, era scalza, ma le scarpe rosse erano nel cesto della frutta e verdura. Non era triste: era una Madonna.
Ho tentato di dipingerla perchè ho pensato che era così che doveva essere una donna per essere amata da un vero uomo!
Ho fatto un’installazione piena di lucine, musica e cocomeri. Non avevo ancora il coraggio di dipingere la figura, ma ho avuto il bisogno di saper fare i pomodori rossi e sfumati di verde acerbo, i peperoni, aragoste con la dignità delle aragoste, uno schiaccia noccioli per ciliegie un violino, dei frutti di cactus, dei fiori di zucchini, polpi, interni d’angurie trafitte, coltelli e spade. I “Sacro Cuori”: che spada nel cuore! Sono stati anche all’estero (Spagna) e un po’ dappertutto, pochi li hanno degnati d’attenzione, per un po’ ho creduto che ne avessero delle ragioni, adesso però li ho anche appesi e mi ricordano solo la felicità di averli fatti; per fortuna non li ho buttati via, come ho gatto con tanti quadri, tra un trasloco e un altro. Che liberazione però!
I mobili di conchiglie mi hanno confortato un po’ delle mie tante attese.
Per un po’ ho girato giardini (con labirinti) e fiere cercando di seminare il drago.
Per fortuna non si è stancato dei miei musi ed insicurezze ed è riapparso dietro ai gigli.
Le “Sante Donne”. Straccione, con le mani sciupate in perenne stato di precarietà, in attesa, legate e trafitte da sentimenti difficili da gestire. Santa Sebastiana, Santa Catena, Santa Tintin!
Sognanti sempre le mie donne, sentono il rumore del mare dalle conchiglie, ingoiano un dolore insieme ad una mela succulenta, si coprono d’edera ma pensano come fargliela pagare” prima o poi. Sono capaci di picchiare a sangue una rivale, ma vogliono l’applauso più commosso del mondo del loro beneamato e conteso “eroe”. Sono molto ambiziose. Ho costruito un covone di fieno nel centro di un’aia, al tramonto, con il rumore di un temporale lontano. Eì stato bellissimo: era un albero natale di Luglio. Era acceso da dentro come tante lucciole in amore… Per adornarlo ho messo tutte le cose più belle del mondo e della vita: cuori, la musica, una tavolozza, nidi, uova, pane e vino… Nessuno mi ha detto qualcosa. Un giorno vorrei rifarlo, magari nel centro del labirinto. Piangerò solo di gioia.
“Ambra per sempre” l’ho creata per fare una serenata a chi mi ha ispirato tutto questo, in un giardino sotto un gazebo di rose bianche a Santa Margherita.
Ho messo le sue lettere nelle bottiglie unite a tutte le cose preziose dei miei cassetti; così sarà più difficile buttare via tutto.
Sono tante domande di matrimonio perché Ambra (un libro ed un film degli anni ’50 che mi ha ossessionato e di cui ho visto la fine dopo tanto tempo di TV) non ha mai avuto la domanda desiderata! Una serenata per dirmi che la mia partenza era giusta e che se anche in ritardo io ero partita: di questo sono super fiera!
Come lo sono della mia casa-studio: tutto intorno a me è co come l’ho sognato.
Ho un progetto nell’anima e nel cuore, nella mente e nelle mani: ho costruito per il mio drago montagne d’oro altissime (“Brigadoon”).
“Non si volta, chi ha stelle è fisso” (Leonardo da Vinci).
Il mio desiderio più grande è trasformare la mia vita in un’opera d’arte, ma il mio edificio crolla sempre da tutte le parti, tuttavia io continuo a sentire come una melodia antica e amica proveniente dalle stelle (Zenta Maurina Radvive da “Perché il rischio è bello”).



Ciao Tintin ho appena incontrato tua figlia che mi ha detto del sito
fantastico
LXIV ne sarebbe fiero,ma piacerebbe anche al Reggente e ai Luigi successivi
saresti pittrice di corte
ti abbraccio
Eraldo
Buonasera Eraldo, Tintin la ringrazia molto commossa: “sei sempre magnifico nei miei riguardi”.
come sempre “”eccezzionale”complimenti .primetta….
p
Tintin, ma che cose meravigliose che fai!!!!
complimenti per i suoi lavori, in essi c’è un pò di Wunder Kammer ma anche tanta solarità, ringrazi quel giorno quando con timidezza è entrata in quel colorificio o (casalinghi) la saluto con simpatia